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Nuovi racconti dal genio degli imbarazzismi

Kossi Komla-Ebri, Vita e Sogni, ed. dell'Arco 

Gli piace definirsi «equilibrista in patrie a noleggio» ma è medico, scrittore, mediatore culturale: Kossi Komla-Ebri trova pure il tempo di fare politica. C’è chi lo considera un genio per avere scoperto – o inventato? – la categoria degli imbarazzismi che colma uno spazio vuoto nella sociologia: infatti il neologismo «imbarazzismo» fa rima con ignoranza (e forse con buonismo) anziché con xenofobia (e “cattivismo”?) ma i danni che produce sono quasi uguali. Non sapete cosa sono gli «imbarazzismi»? Si rimedia con 6,90 euri comprando uno dei due libretti editi dall’edizioni dell’Arco (meglio il primo) in cui Komla-Ebri raccoglie un po’ di storie capitate a lui e ad altri migranti: si sorride molto ma “verde”, cioé con amarezza. Se non li trovate in libreria, andate in cerca di quegli immigrati che li vendono per strada e già che ci siete compratevi anche questo Vita e sogni, appena uscito: 8 racconti di cui almeno 6 splendidi. Il nodo migrazioni-razzismi-intercultura torna più forte in «Gimi» (quasi la confessione-diario di un albanese clandestino nel ‘99) e nel duetto «Identità trasversa» e «Sognando una favola» che rappresentano due diversi modi di parlare dei cosiddetti G2, le seconde generazioni. L’identità «trasversa» è anche quella di un ragazzino fra due patrie che “prova” fra sé e sé il discorso da fare ai genitori che vogliono riportarlo in Africa dove lui (è ovvio?) non si sente a casa sua. Con un bel finale che… parla di leggi da mutare e di cittadinanza da conquistare. Mentre la favola da sognare – nell’ultimo racconto – sembra il futuro o l’altra faccia, quella ottimista, dello stesso tema: il bello della «mondialità», senza incomprensioni o paure. Il racconto d’apertura, «Il buio della notte», ci trascina in una strana veglia e nel dubbio che l’amore non basti a risolvere tutto; ma anche questo stato d’animo diciamo universale assume un diverso significato se il protagonista è un migrante: perché è «soffocante la questua di tenerezza in terra straniera». Il secondo e splendido racconto, «Rap hip-hop», è fantascienza pura con un anziano che ripensa alla sua infanzia in Africa: indimenticabile è il sistema «vota e gratta»: forse a Komla-Ebri conviene brevettarlo perché è assai probabile che nel nostro futuro prossimo ci toccherà vedere anche quest’altra faccia del rito democratico.

Daniele Barbieri

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